Troia brucia Come e perché raccontare l’Ilioupersis

Troia brucia

Come e perché raccontare l’Ilioupersis

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L’urlo insanguinato nella notte apre l’inizio dell’orrore, del massacro. Prima di tutto tocca ai difensori, nel sonno, tra le braccia delle loro spose e l’ebbrezza della festa della liberazione. Avevano pensato tutti che la guerra fosse finita. L’inganno del bellissimo cavallo di legno ha funzionato. Inutile la resistenza, inutile la supplica, non si fanno prigionieri. È la hybris dei vincitori e della vendetta, sembra quasi tutto legittimo, giusto. Si uccidono i vecchi, sono il segno della storia, della prosperità e della grandezza, la memoria delle cose e della vita. E insieme è la strage degli innocenti, perché non deve esserci futuro. Si stuprano le donne. Inutili le urla delle madri, delle spose, delle figlie, vittime e testimoni dell’ultima violenza. Che non si può dire. Non c’è più l’umanità, non ha nessun senso, è il tempo della persis. Ilio sacra, tra le fiamme, le distruzioni e la rapina deve scomparire per sempre. Il racconto della caduta di Troia, a cominciare dal canto epico di Omero e della tradizione orale, diventa, allora, il nostro più antico archetipo del pensiero. Serve per capire che cosa succede.

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Sull'autore

Alberto Camerotto

Alberto Camerotto insegna Lingua e letteratura greca all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Si occupa in particolare di epica greca e di satira antica. Tra i suoi libri: Le metamorfosi della parola. Studi sulla parodia in Luciano di Samosata (1998), Diafonie. Esercizi sul comico (2005), Fare gli eroi. Le storie, le imprese, le virtù: composizione e racconto nell’epica greca arcaica (2009), Luciano di Samosata. Icaromenippo (2009), Il nemico necessario. Duelli al sole e duelli in ombra tra le parole e il sangue (2010), Classici contro (2012).

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