“Io e Félix vogliamo essere gli Stanlio e Ollio della filosofia”, così scherzava Gilles Deleuze a proposito della lunga collaborazione con Félix Guattari, l’anomalo complice di avventure concettuali. Caosmosi è l’ultimo testo da lui pubblicato, nel 1992, l’anno della sua morte. In esso Guattari, con un procedere insolitamente piano e scorrevole, tira le fila del suo lungo discorso teorico, rilanciandolo in nuove direzioni. La domanda di fondo riguarda la produzione di soggettività, una problematica sulla quale insistono le due dimensioni chiave del suo agire: la pratica psicoterapeutica e la militanza politica. Le possibili risposte sono ricercate nell’ottica di un radicale costruttivismo macchinico, di una rinnovata esplorazione, riannodando il filo con Mille piani, del concetto di “concatenamento collettivo di enunciazione”, dell’individuazione, nel “paradigma estetico” e nella “metamodellizzazione schizoanalitica”, di approcci in grado di supportare pratiche di dissidenza e l’invenzione di nuovi modi di essere.

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Félix Guattari

Félix Guattari (1930-1992) filosofo, ma anche medico e psicoanalista. Aderisce alla scuola freudiana di Parigi sotto la guida di Jacques Lacan. Riconosciuto universalmente come uno dei padri dell’antipsichiatria, Guattari elabora le sue teorie all’ospedale di La Borde, uno dei principali centri psichiatrici francesi che dirige fino alla prematura scomparsa. Fondatore in Francia del movimento ecologista, contribuisce alla causa verde sia sul versante organizzativo che teorico. Dopo il Sessantotto Guattari intraprende un’attiva collaborazione con il grande filosofo Gilles Deleuze con il quale pubblica opere decisive come: L’antiedipo, 1972; Millepiani, 1980; Che cos’è la filosofia?, 1991.

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